Partire dai
dati aiuta a capire. I visitatori al memoriale della
Shoah di Milano sono stati 145.000 nel 2023, 118.000 nel 2024 e 96.000 nel 2025.
L’ondata di
antisemitismo di questi due ultimi anni non ha eguali dal secondo dopoguerra, il fattore scatenante è stato il massacro della popolazione palestinese e la distruzione di Gaza perpetrata dal governo israeliano, ma l’odio covava sotto le braci e la memoria dell’
Olocausto oggi rischia di andare sullo sfondo e di essere banalizzata.
Luigi Manconi ha scritto parole chiare su Repubblica pochi giorni fa: “Non va taciuto che il prossimo 27 gennaio rischia di essere oscurato dalla crudeltà del presente: e che, dunque, i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal governo di Benjamin Netanyahu possano mettere in ombra l’enormità e l’incomparabilità della Shoah, fino all’insidioso sillogismo: le vittime si sono fatte carnefici. Troppi non riescono a vedere come in questa affermazione vi sia il germe dell’eterno
razzismo”. Un pericolo più volte denunciato anche da
Liliana Segre nel suo sottolineare l’attenzione all’abuso del termine genocidio.
In questi anni abbiamo visto dimenticare rapidamente la solidarietà dopo l’orrenda strage del 7 ottobre 2023, per assistere a piazze che inneggiavano alla scomparsa di Israele, la terra che dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale e di secoli e secoli di persecuzioni ha rappresentato per la
diaspora di tutto il mondo un rifugio sicuro, anche solo psicologico, dai pericoli di essere nati ebrei, magari solo in parte.
Furono circa quarantamila gli ebrei di questo Paese che subirono l'umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, per la persecuzione che preparò la Shoah italiana del 1943-45 e che purtroppo fu un crimine anche italiano, del
fascismo.
E se l’Olocausto è stata la massima espressione dell’
antisemitismo, le sue radici si perdono nella notte dei tempi, basti ricordare le espulsioni degli ebrei da Roma già nel I secolo a.C., l’accusa di deicidio, gli stermini durante la peste nera, la cacciata dalla Spagna del 1492, l’istituzione dei ghetti, i pogrom, e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
L’
antisemitismo ha continuato a esistere in tutti questi anni, non è mai scomparso e mai scomparirà, purtroppo. La guerra scatenata da Netanyahu dopo il 7 ottobre l’ha solo riacceso e ha permesso di “sdoganarlo”, si può parlare male degli ebrei più liberamente, a destra e a sinistra, tra intellettuali e meno colti, nei salotti e nelle borgate, l’antisemitismo unisce sempre. In questi mesi abbiamo visto le piazze riempirsi e abbiamo assistito alle solidarietà trasversali contro gli orrori di Gaza, con slogan contro qualsiasi
sionismo, tutti equiparati a razzismo, ma ne abbiamo viste molto meno per l’Ucraina e per l’Iran.
E allora anche la
memoria di quello che è stato e mai più dovrà essere si appanna, per questo il Memoriale vede i suoi visitatori ridursi. Forse, oggi più che mai, ha ragione Liliana Segre a temere che fra qualche anno della memoria della Shoah possa restare solo una riga nei libri di storia.
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