La
mamma di Achille Barosi, una delle giovani vittime della
immane tragedia di Crans Montana, ha trovato, nel suo
sconfinato dolore, la forza di dire ai ragazzi che salutavano per l’ultima volta suo figlio:
“Sono orgogliosa di essere italiana, voi dovete essere orgogliosi di esserlo. Grazie per tutto quello che hanno fatto”.
Tutto il
sistema Italia ha funzionato, dalla
Farnesina alla
macchina dei soccorsi, prova della
grande professionalità che ancora esprime questo Paese che sa mostrare il suo
lato migliore nei momenti più difficili, con
spirito di solidarietà e
umana condivisione del dolore. E che sa anche reagire con la forza delle parole del nostro ambasciatore in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, che, come ha scritto Ferruccio de Bortoli, “non ha avuto alcuna cautela diplomatica nell’esprimere tutti i suoi sentimenti e nel denunciare la palese violazione delle norme di sicurezza di quel locale”. Ma ci sono anche altre parole che meritano di essere citate e sono quelle di Venanzio Postiglione che sempre su queste pagine ha scritto: “La nostra sanità è pronta (ancora) a rispondere, nonostante l’amnesia collettiva, che è la vera malattia nazionale”. E ancora: “Mentre a Roma si discute di legge elettorale, qualcuno salva le vite dei nostri ragazzi. Di notte, nelle terapie intensive di Niguarda, il Parlamento sembra molto lontano”.
Solo pochi giorni fa il
Corriere pubblicava un sondaggio di Nando Pagnoncelli che riportava come
il 40% degli italiani veda la
sanità come il problema più urgente da risolvere oggi nel nostro Paese, eppure
non si percepisce nessun segnale in questa direzione dalla politica. Sì, certo, qualche
finanziamento in più nella legge di Bilancio alla fine si è trovato ma è poca cosa rispetto ai
bisogni di salute e alle
riforme attese ormai da anni. La
tragedia della pandemia non è neanche servita a far capire a tutti l’
importanza del nostro Servizio sanitario, ricordata anche quest’anno nelle parole del
discorso di fine anno del Presidente Mattarella; passata l’emergenza
tutto si dimentica, così come gli
eroi diventano quasi loro stessi
colpevoli delle mancanze del sistema. Ci chiediamo oggi,
dopo Crans,
dopo la pandemia e molte altre tragedie se mai il nostro Paese potrà
guarire dall’amnesia collettiva e della politica per la sanità.
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